SGUARDI PARTICOLARI

Palazzo Chigi/Ariccia

Siamo abituati a percorrere i corridoi dei musei da una stanza all’altra guidati dalle indicazioni delle luci che indirizzano lo sguardo; quadro dopo quadro, lungo percorsi spesso prestabiliti, sostiamo davanti a ciò che ci viene messo di fronte agli occhi. Qui il museo come “spazio obbligato” scompare e, fotografato alla luce del giorno, Palazzo Chigi si rivela nella sua natura di dimora-museo, nella tradizione delle residenze principesche e cardinalizie, spazi privati e di rappresentanza a un tempo che solo il gusto moderno ha voluto isolare dal contesto trasformandoli in luoghi di esposizione che imbalsamano il passato. Introducendosi nelle sale del palazzo ancora non aperto al pubblico l’obiettivo di Sveva Bellucci ne rivela la natura di spazio ibrido, di istituzione “singolare” dove convivono mestoli e bassorilievi dei tempi di Adriano, dove gli arabeschi dorati del Bernini sono al servizio di una carta da parati, dove i cicli pittorici e i busti scolpiti perdono il prestigio di opere esposte e si confondono con gli arredi quotidiani.
Lavorando con un teleobiettivo e al tempo stesso aprendo molto il diaframma, la macchina fotografica prolunga la visione dell’occhio e ne accentua la capacità selettiva concentrando il fuoco su dettagli inattesi: la cucitura sfilacciata del cuoio intagliato, la perfezione illusoria di un riflesso dipinto incorniciato in uno specchio, l’angolo di un baldacchino e le sue frange [...]

scarica il testo completo